La parola yoga porta ormai con sé un bagaglio visivo fatto di tappetini colorati, luci calde, un bel fisico in equilibrio su una mano davanti a un panorama. La flessibilità e le posizioni sono fotografabili ma il silenzio e la trasformazione interiore no. Così allo yoga si è legata a doppio filo a quell’estetica e, chi non si riconosce, si autoesclude prima ancora di cominciare. Il percorso però è diverso, più semplice e più complesso nello stesso tempo. Ma per arrivare alla semplicità bisogna prima attraversare la complessità. E questo - che lo chiamiamo yoga o in qualsiasi altro modo - è il lavoro vero
Uno studio pubblicato su Forensic Science International: Reports ha analizzato due casi di monaci tibetani entrati, secondo la loro tradizione, nello stato di tukdam dopo la morte clinica. I ricercatori hanno documentato una decomposizione insolitamente lenta, nonostante temperatura e umidità avrebbero fatto prevedere un processo più rapido. Nessuna prova scientifica del tukdam, ma un fenomeno biologico che apre nuove domande. E ora un documentario aggiunge un tassello in più...
Sono tre i testi fondanti dello Hatha Yoga. Sono attribuiti ad autori leggendari e anche per questo è difficile stabilirne la datazione, ma la più antica Pradipika conservata è del 1629. Si ritiene che la Gheranda risalga al secolo successivo – il più vecchio manoscritto giunto a noi è del 1802 – e la Shiva Samhita a fine 1800. E il numero di asana contenuti in ciascuna delle tre pubblicazioni? 15 nella Pradipika, 32 nella Gheranda e 84 nella Shiva Samhita. E di “Saluto al sole” o di “Cinque tibetani”, non c’è traccia nei libri fondanti dello yoga moderno. Si tratta quindi di invenzioni recenti...
L'autunno è il momento in cui si scopre che il nostro vecchio stile di vita ci sta stretto e vorremmo cambiare tutto. Allora facciamo castelli in aria, progetti meravigliosi che hanno talvolta il difetto di non considerare le nostre effettive capacità di adattamento e di competenze. Però quando la spinta arriva, vale la pena di non ignorarla, perché spesso può condurre a conoscere meglio noi stessi, a iniziare a cambiare qualcosa dentro di noi e a preparare un Piano B...
Il valore da dare ad azione e inazione è spesso problematico. Lo sa anche Krishna. Che spiega come il segreto sia trasformare il nostro rapporto con il risultato una volta che l’azione è stata compiuta. E di stare attenti al potere del desiderio. L'inganno non sta nel piacere in sé, ma nella ricerca del piacere come motore della nostra esistenza...
Come una bambina, con gli occhi spalancati davanti alle meraviglie, cammino e guardo ogni cosa come se fosse la prima volta. Eppure, dentro di me, qualcosa sussurra che forse non è davvero la prima volta. Vi apro il mio “diario" dell'anima in questo luogo sacro...
Audrey Hepburn, non era una cantante e il grande Henry Mancini compose una melodia semplice, in tre quarti, che non chiede virtuosismo a chi la canta. Il brano divenne una leggenda e vinse due Oscar e due Grammy. Ma c'è un motivo per cui è diventata immortale: perché parla di una sensazione che chiunque conosce,la percezione che ci sia “qualcosa oltre la curva del fiume”, e il desiderio di andare a scoprirlo senza sapere bene cosa sia. Senz'ansia. Il buddhismo ha una parola gentile per questo: non-attaccamento all’esito...
«The Dude and The Zen Master» (Il Drugo e il Maestro Zen) contiene un dialogo brillante e profondo fra Jeff Bridges e Bernie Glassman. E affrontano il concetto di «Mensch» che in tedesco significa «essere umano» nel senso più pieno del termine. Non un supereroe, ma una persona che ha raggiunto un livello superiore di esistenza...
I nostri articolisti sono tutti validi insegnanti di Yoga e qui trovate tutte le proposte in tutta Italia. Molti gli stili e le scuole di riferimento, ma su tutte c'è la serietà e lo studio profondo dei nostri autori
Per orientare l’esperienza, la conoscenza rappresenta una guida indispensabile. Mircea Eliade, suggerisce che la storia ha il potere di insegnare per il presente e per il futuro e nei testi del passato è possibile ritrovare il riflesso delle nostre attuali possibilità. E uno di questi libri a cui fare riferimento è «Yoga Sutra» di Patanjali. Ecco perché è indispensabile conoscerlo e seguirlo
Questa è la seconda parte dell'articolo di Andrea Fugazza sul sacrificio nella cultura dell'India. E qui parla del fuoco e della Kundalini. «Nello Yoga mistico sappiamo che, quando l’adepto risveglia Kundalini-shakti nel primo centro energetico, situato alla base della colonna vertebrale, incanalandola nel canale centrale unita ad apana, il soffio vitale che governa questo centro energetico, facendola risalire incontra il fuoco di Agni nello stomaco che, scaldandola, la infiamma e la spinge verso l’alto unendola al Prana...».
Si chiama Yajna (si legge “iagghia”) la pratica rituale del sacrificio e ha una sua complessità che deriva dai testi sacri. In questa prima parte, Andrea Fugazza, profondo conoscitore della cultura indiana, ci spiega i simboli e la filosofia di questa pratica millenaria. La prossima settimana non perdetevi la seconda parte
Una ricerca del Pew Research Center in Asia dice che il buddhismo è l’unica tra le grandi religioni mondiali ad aver registrato una diminuzione in termini assoluti tra il 2010 e il 2020. Ma a leggere bene i dati, quello che è in crisi è il definirsi religiosi, ma non i valori che il buddhismo incarna né le tradizioni popolari che tramanda
di Antonio Nuzzo - C'è uno Yoga che si guarda e uno yoga che si abita. La cultura contemporanea ha costruito attorno al fare un'identità intera e lo Yoga è stato assorbito in questo paradigma. Ma nella sua radice profonda è una disciplina dell'essere e il suo fine è insegnare a vivere.



